VERSO I 150 ANNI DI STORIA DELL' ISTITUTO DAMIANI

I mille da Genova a Capua (da Ad alta voce di Radiotre)

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Alessandro Benvenuti legge I mille da Genova a Capua di Giuseppe Bandi
Il testo, scritto nel 1903 è disponibile presso vari editori.


"Vuoi tu, dunque, amico caro, ch'io ti racconti quel che videro i miei occhi ed udirono i miei orecchi nell'avventurosa corsa che facemmo da Genova a Marsala ne'primi giorni di maggio del 1860, quando saltò in testa a Garibaldi il ticchio di fare quella che parve da principio una gran pazzia, e fu giudicata di poi opera egregia e principalissima tra le sue più belle? 

Io, pel bene che ti voglio, non ho cuore di risponderti: no; ma t'ammonisco di non pretendere da me più che non possa darti un modesto gregario di quella schiera ; il quale ascriverà a sua ventura se per la grande dimestichezza in cui lo tenne a que' giorni (per sua benevolenza) il duce dei Mille, potrà narrarti qualche coserella, che non si trova nelle moltissime storie che de' suoi casi si scrissero e si scrivono oggi più che mai. 

Però non aspettarti da me se non una semplice e breve narrazione, senza ombra di pretesa e senza nugole di filosofia; racconto a te come racconterei a' miei figlioletti, nel cantuccio del focolare, in quelle serate d'inverno, nelle quali si novella patriarcalmente, more majorum. Né ti dorrai se il mio racconto ti parrà smilzo, perchè faccio proposito di non raccontare se non quel che vidi ed udii; a tu capirai bene che io non potevo aver occhi ed orecchi per vedere ed udir tutto. Ma sii certo che io non aggiungerò una frangia alla nuda e santa verità, o mi guarderò scrupolosamenta dallo spigolare le storie vecchie e nuove ; per la qual cosa, non ti mettere in capo d'aver da me un briciolo di più di quel che sta scritto fra gli scarabocchi del mio taccuino, che han già passati gli anni della coscrizione.

Questa avvertenza che faccio a te, la faccio ancora ai lettori, alla carità de' quali mi raccomando quando so e posso, ed ai quali pure io rivolgo questo timido esordio, acciò non s'abbiano a ripromettere da me grandi cose e magnifiche, che non si trovano nella mia bisaccia."

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